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Metropolis ritrovato: il capolavoro di Fritz Lang torna nelle sale in versione originale

Avete visto “Metropolis?”

No, non lo avete visto, perché il film di Fritz Lang che avete visto per 80 anni non è il vero “Metropolis”, il racconto integrale di un mondo distopico e diviso in due, il mondo di sopra, quello del potere, e il mondo di sotto, quello degli oppressi, perennemente in bilico tra rivoluzione e conciliazione. 

Al vero Metropolis, incarnazione cinematografica dell’espressionismo tedesco e archetipo del cinema fantascientifico moderno, colossale lavoro di effetti speciali e spettacolare lavoro di scenografia (35mila comparse, 1100 persone calve per le scene di massa, 2000 costumi, 500 modellini di grattacieli di 70 piani), mancavano 25 minuti, tagliati, o meglio, censurati nel 1927, perduti e ritrovati solo nel 2008, in Argentina.

E ora “Metropolis”, la “cattedrale della modernità cinematografica” (Luis Buñuel) costruita dal genio di Fritz Lang, torna alla sua bellezza primigenia, grazie al restauro della versione più completa esistente, realizzato da Friedrich Wilhelm Murnau Stiftung e Deutsche Kinemathek, con la colonna sonora originale di Gottfried Huppertz, eseguita della Rundfunk-Sinfonieorchester di Berlino. E il Metropolis restaurato, grazie al progetto Il Cinema ritrovato della Cineteca di Bologna, torna dal 16 marzo in ben 70 sale italiane.

Cosa aggiungono i fotogrammi ritrovati? Moltissimo, innanzitutto una sfumatura di lieve umorismo completamente mortificata dai tagli, ma soprattutto una visione più completa dell’intento di Lang di fare della Metropolis del 2026, con la sua suddivisione in classi, lo sfruttamento del lavoratore che appare una sorta di supplemento umano delle macchine, e la sobbollente volontà di ribellione, più che una profezia, un lucido ritratto e una spietata denuncia del presente. 

Buona visione.

Clicca sull'immagine per vedere la gallery "Metropolis ritrovato"

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