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Quella cena tra Frank Underwood e Piero Zucca

 Quella cena tra Frank Underwood e Piero Zucca

di Alessia Bellomo

Se volessimo fare un paragone tra la regina incontrastata delle serie tv sulla politica, quell’House of cards di Netflix che ha fatto impazzire il pubblico, e la nuova serie tv italiana Il candidato - Zucca presidente dovremmo immaginarci una cena di lavoro tra Frank Underwood a Pietro Zucca. Se Underwood dicesse: «Un gran uomo una volta disse: 'Tutto riguarda il sesso. Tranne il sesso. Il sesso riguarda il potere'», Zucca risponderebbe: «Le prostitute sono la mia droga». Quello che voglio dire è che se Il Candidato è una serie che può funzionare è proprio perché lontana dalla complessità di House of Cards. Chiaramente i prodotti sono diversi: se Netflix punta a raccontare il potere crudo, la serie sceneggiata dalla Buonacostume fa vedere il grottesco della politica.

E in un momento di crisi dei talk show, questo sembra ciò di cui si ha bisogno in tv. Diciamolo senza paura, la trama non è il punto forte de Il candidato, che nasce da un format francese, Hénaut president! - e viene prodotta dalla Cross con Rai Fiction, con la regia di Ludovico Bessegato (ve lo ricorderete per la web serie Kubrick, una storia porno). Va in onda per circa sei, sette minuti dopo il nuovo Ballarò di Massimo Giannini. E come colonna portante ha la comicità di Filippo Timi, il nostro Pietro Zucca.

Se in Italia riusciamo ad appassionarci al personaggio interpretato (non c’è bisogno di aggiungere magistralmente, perché è così ogni volta) da Kevin Spacey, di certo applicare il modello House of cards alla nostra politica risulterebbe difficile. E probabilmente ci annoierebbe. Molto più efficace invece descrivere il candidato qualunque che rischia di arrivare ai vertici del sistema politico italiano: sarà che abbiamo paura che succeda? O che pensiamo che sia già successo? Fatto sta che lo Zucca di Timi è un perfetto idiota, è il burattino di un partito che tenta di plasmarlo, scivolando continuamente sulle stravaganze del suo candidato indesiderato.

Ricorda, in piccolo, la serie tv della Bbc The Thick of it, in cui Peter Cataldi interpreta uno spin-doctor che tiene in pugno i politici britannici. In effetti sono tante le serie tv anglo americane che usano l’ironia come chiave di volta per descrivere “il sistema”, dalla divertentissima e mai distribuita in Italia Yes, Mr. President, all’assurda Spin City, interpretata da Michael J. Fox e Charlie Sheen. Adesso possiamo dire anche noi di avere un racconto in chiave comica dei nostri politici. Ben lontano dalle imitazioni di ministri, parlamentari e sindaci, non ce ne vogliano i comici da talk. Il gioco viene retto dal tagliente Filippo Timi, uno che sa quando affilare gli artigli ma che sa fare tesoro della comicità quasi demenziale (basti pensare al suo Trota, accanto a re Umberto interpretato da Crozza), e dal suo staff di esperti di comunicazione, che vanta attori come Lunetta Savino e Antonio Catania.

Ad essere affilata è anche la struttura della serie, con le sue inquadrature fisse, con un solo punto macchina, le messe a fuoco sui primi piani e quell’effetto bokeh tipico della fotografia - trucchetti super amati dagli “smanettoni” di internet. Il candidato poi ha un’arma in più ed è il fatto di essere una web serie prestata alla televisione: il “mini” formato premia un prodotto che forse perderebbe di freschezza se dilatato nei tempi. Niente a che vedere con i 50 minuti e rotti di House of cards, appunto. Anche se forse una cena tra Underwood e Zucca sarebbe una piccola perla per la tv internazionale! 

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